Parlare oggi di nobiltà fa sorridere, ed è naturale, questo non perchè molte nazioni non siano più rette da un sistema politico monarchico, ma perchè è un frutto legato esclusivamente alla storia, al suo reale essere nel momento in cui doveva essere.
Pertanto sarà utile fare delle distinzioni sul fenomeno sociale nobiliare che variava da Stato a Stato e da periodo storico a periodo storico, distinguendo delle realtà politiche amministrative di fatto, che sancivano delle separazioni di ceto, contro passate consuetudini di carattere onorifico dovuto a privilegi del tempo che fu.
Quindi lentamene dobbiamo noi interpretare una stratigrafia sociale, registrata nel momento di chi visse in quel dato periodo storico, attraverso delle realtà sociali reali, vere.
La nobiltà è un distillato nel tempo, dove le sue essenze sono: patrimonio, coraggio eroico, privilegio, virtù esemplari.
Il patrimonio è alla base di una distinzione sociale che eleva fuori dal comune, diversifica dalla gente comune; dal patrimonio nasce la possibilità dell'acquisto di un bene feudale o del conferimento di un onore.
Per coraggio eroico, da sempre in antico, si intende che la nobiltà è conquistata sulla punta della spada.
Per privilegio, attraverso il conferimento di una entità statuale o per un esercizio di potere e non implicitamente manu regia.
Per virtù esemplari di toga, artistica, tecnica, letteraria, scientifica.
Cosa vogliamo dire per stratigrafia sociale ?
Ricordate quando nei libri di storia abbiamo letto della rivoluzione francese? Immancabilmente c'era un'immagine piramidale, dove veniva identificata la società del tempo divisa: all'apice la nobiltà, al centro il clero, alla base il popolo.
Quì, non si faceva distinzione che proprio all'interno di ognuna di queste fasce, c'erano degli ulteriori strati, come una torta. Lo stesso, oggi, lo fà il curioso o anche l'appassionato che si avvicina alla genealogia, confondendo le tre distinte materie di genealogia, araldica e nobiltà, traducendosi in alterazioni, cercando di appigliarsi a presunti trattamenti di don (dominus, signore) a nobile (noscibilis, ri-conoscere, conosciuto, in quanto è il contesto popolare, sociale che crea lo status, perchè: ti riconsoce), ancora più in errore se da un camino si ricava un stemma con elmo, diventando, lui, ipso facto patrizio (patrius, del luogo)... ammesso e concesso che sia il suo !
Di fatto, la non completezza di alcune indagini genealogiche su uno sfondo patrimoniale, spesso celano lacune, dove ad esempio: trovandosi un quadro di un tale con lo stemma a margine, per il semplice fatto che quel quadro è in quel posto da più generazioni, di fatto è sì, forse, un antenato, ma non del proprio nome, però, quello stemma è nostro. Espletate le indagini di rito si scopre, che per un'accidentale eredità, trascinatasi all'interno di parentadi, quel quadro era di tutt'altra famiglia, mai imparentata per nessuna via collaterale con gli odierni proprietari.... ed il camino fu fatto trasportare in quella casa da altro possessore che lo comprò da altro !
Bene, per scongiurare questi grossolani errori, cosa si deve fare? Si deve comprendere bene e approfondire, cercando di evitare storpiature di uno status sociale raggiunto in quel preciso momento storico da quel soggetto, nel contesto di quelle consuetudini di quella collettività, dove la sua famiglia viveva.
Cosa si vuole ancora dire per stratigrafia sociale?
Quel complesso di gerarchia naturale che si crea in una comunità, che si genera di fatto diventando poi consuetudine oltre una normativa, vediamo:
Chi era di fatto la nobiltà? Era il titolare di uno o più diritti su un determinato luogo, piccolo o grande; di creazione regia o autonoma, di fatto questi era l'espressione politico-amministrativa regia in quel luogo, una espressione sovrana delegata, dove si gestivano i poteri fino all'abolizione della feudalità.
Altra nobiltà, poteva essere generata da una elargizione di una entità comunale o di origine equestre, diversa dalla prima nel potere, ma uguale in alcune esenzioni.
Il feudo, era un bene reale e non di concessione esclusivamente sovrana, anche se in alcuni periodi della storia, il titolare o il subentrante doveva chiedere un beneplacito o farsi addirittura investire di quel bene, per regolarizzare la sua posizione politica nei confronti della corona, espressione totalitaria dell'unità di quel determinato Stato. Il bene feduale, con annessi tutti i poteri, si poteva acquistare, vendere, ereditare. E' solo con l'abolizione della fedualità che vengono meno esenzioni e privilegi, rimanendo cristallizzato in una famiglia, quel titolo, solo e puramente onorifico, oggi appannaggio di una eredità morale legata al nome di alcune famiglie, in possesso di nobiltà legale,generatasi dall'ultima monarchia in Italia. Di fatto, essendo ormai solo un possesso onorifico fu necessario regolare e restringere la trasmissione di questo bene morale, con specifica normativa del tutto sabauda, dichiarando che i titoli non sono oggetto di compravendita, ma solo di specifica regalia sovrana.
Quindi nobile feudale è colui che nel tempo in cui doveva essere, esercitò di fatto questo diritto.
Successivamente con l'affermarsi della cultura, si generò una nobiltà di cultura o della tecnica attraverso le Università ed attraveso la toga (nobiltà curiale o di ufficio), dove non è ben chiaro anche a causa delle varie provenienze e delle consuetudini locali diverse, poter ben definire dov'era il confine tra pivilegio come esenzioni, distinzione di ceto e potere, sulla collettività sottostante.
A questi seguivano il clero e la borghesia.
Il clero, tralasciando la dignità della porproa per i Principi di S. R. C., la gerarchia ecclesiastica era formata, dagli ordini minori per la preparazione all'Ordine Sacerdotale e gli ordini maggiori per la consacrazione all'Ordine Sacerdotale, era il primo gradino della gerarchia dello spirito, trovandovi poi l'Ordine dell'Episcopato. tra questi due gradi, si inserivano poi delle dignità di carattere possiamo dire onorifico e amministrativo.
Per i preti (presbiteri), oltre il parroco (in solido come fatto giuridico) c'era il titolo di Arciprete, elevato tra gli altri preti a gestire la Chiesa Madre o Matrice, la Chiesa più antica o sede del fonte battesimale. Poi seguivano nelle grandi metropoli il canonicato ( canonicato maggiore o minore, mitriato o non mitriato, ossia dalle varie consuetudini della Chiesa locale, con privilegi di usare mitria e bacolo e altre insegne di carattere ecclesiastico, questi giuridicamente avevano l'amministrazione de facto di alcuni beni della diocesi e generalmente si riunivano in colleggiate), non confondendo in questi gradi gli offici per esempio come il vicario generale, il cancelliere ecc.. Poi c'erano i titoli onorifici per l'appellativo di monsignore di Prelati, di concessione Pontificia, poi gli Abati. Altra gerarchia invece, per gli Ordini Monastici, dal semplice frate o suora a Padre o Madre Provinciale o Generale. L'episcopato (etimologicamente ispettore) era ed è l'elevazione a particolari compiti di controllo (morale e materiale) e gestione dell'ampio complesso che noi chiamiamo Chiesa locale, oltre la ecclesia, la comunità dei fedeli delle singole parrocchie. La figura episcopale, in alcuni casi era considerazione di una nobiltà semplice assimilata dai discendenti di quella famiglia del Vescovo, esplicita nel Regno delle Due Sicilie.
Finalmente giungiamo al "popolo" alla gente comune, dando quì una maggiore spiegazione, con lo scopo di far comprendere veramente e come inquadrare una famiglia nell'ambito di una ricognizione genealogica.
Si faccia attenzione sempre, sia alla complessità di individuare dei confini tra ufficio, dignità (anche temporanea), carica e mestiere, inquadrando bene il tempo storico, la forma giuridica Statuale, la consuetudine locale, specificando meglio al paragrafo successivo il concetto di "tempo". Sarò breve per dare i punti salienti e non soffermarmi su alcuni mestieri (oggi professioni).
Bene, come possiamo identificare una famiglia che non rientra in una famiglia dove ci sia stato l'esercizio reale della nobiltà?
Cosa vuole dire registrata nel proprio tempo ?
La nobiltà è inestinguibile?
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titolo primordiale
C O N T I N U A
IN LAVORAZIONE
R.S. Migliaccio